Luke Harding, COLLUSION, Mondadori, 323 pagine

Uscito in 10 paesi del mondo a fine novembre 2017, già ai primi di dicembre Collusion compariva al primo posto nella classifica del New York Times per i libri non-fiction più venduti.
Di certo a giorni verrà scavalcato da Fire and Fury, di Michael Wolff, uscito ai primi di gennaio 2018 e, da quel che si legge e si sente nei commenti, più brillante sul versante gossip, più pop, più spregiudicato, ma ancora non tradotto in italiano.
Il giornalista inglese del Guardian Luke Harding mette invece in fila una ragguardevole mole di indizi e testimonianze – oltre a riferire i fatti salienti raccolti nel fondamentale dossier di Chris Steele, ex agente dei servizi segreti britannici – che riguardano lo scottante tema del Russiagate. Tesi di fondo: le possibili/probabili complicità Trump-Putin, o peggio l’ipotesi che Trump sia sotto ricatto, per qualcosa di indicibile che il Kgb sa di lui, forse questioni di sesso.
Harding scrive con bello stile giornalistico, chiaro e avvincente. Il libro è impegnativo, ma trascinante anche quando si affrontano le sue parti più complesse, dedicate ai flussi di denaro fra conti off-shore, banche europee, giochetti in borsa, che spariscono, riappaiono e confluiscono nei patrimoni di oligarchi, dittatori, capitalisti, dall’est all’ovest e viceversa. E del Presidente stesso e famiglia. Follow the money
Al centro del volume, un portfolio con i ritratti dei principali protagonisti di questo scandalo montante: Paul Manafort, consigliere di Trump, ora nelle mani dell’Fbi, ma in precedenza ben introdotto alla corte di dittatori stranieri e plutocrati sovietici legati a Putin; Michael Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump ma, negli anni precedenti, ospite di Putin ai festeggiamenti per la televisione di stato russa, e ospite del Kgb per una visita di cortesia, pare; Carter Page, altro consulente di Trump, con solido passato russo-putiniano. … Anche solo sfogliando queste paginette di foto viene spontaneo porsi molte domande. Ma soprattutto l’immagine dei due presidenti che si salutano al G20 di Amburgo (scatto minuziosamente descritto da Harding nel testo) può rendere in maniera plastica il rapporto di soggezione di Donald Trump nei confronti del presidente Putin.
In sostanza, la costruzione di Harding nel suo complesso porta a valutare con attenzione se ogni mossa di Trump sullo scacchiere internazionale non nasconda spesso – o sempre – in maniera indiretta, o mascherata, un “favore” obbligato al suo omologo russo. Cioè il libro di Harding, che ho molto apprezzato, ci fornisce una chiave di lettura della politica Usa assai convincente. E abbastanza drammatica, purtroppo. Il manifesto di sabato 6 gennaio dà ampio spazio all’uscita di Fire and Fury, ma in un commento a pagina 7, firmato da Fabrizio Tonello, sostiene che “il gossip diverte ma l’azione di governo è brutale”. L’azione di governo di Trump è certamente brutale, infatti, poiché forse veicola le rapaci volontà di Putin sul mondo. Ecco, Collusion parla di questo in maniera più che documentata. E per me è stata una lettura davvero utile, importante.

Genere: saggio politico
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