Maurizio Bruni, LA VILLA DEI COCCODRILLI, Viola Editrice, 190 pagine

Gabriella Ventavoli Privitera, L’uomo dal cappello, acrilico su tavola

Un’orrenda combriccola di pedofili, serviti da spregiudicati portaborse fra Milano e il mondo politico della Capitale, è inseguita, e in parte stanata, dalle forze dell’ordine – la Polizia postale – e da un volenteroso giovane chirurgo, Sergio Mandelli, eroe per caso in questa impari lotta.
È lui il protagonista di questo primo noir di Maurizio Bruni, medico milanese impegnato per una vita come medico di base e come medico-legale, a contatto diretto anche con la più scabrosa realtà criminale a danno dei bambini.
Ciò detto, bisogna senz’altro lodare la misura, diciamo pure la “leggerezza” con cui la trama, ricca e a volte rocambolesca, è sviluppata.
Se il tema centrale è molto forte, è però sempre toccato con misura, per lasciare spazio, invece, ai toni più tradizionali e godibili dell’avventura poliziesca, con un giusto mix di crimini, fughe e nascondigli, sospetti e sospettati, dark lady e altre figure femminili positive e rasserenanti. Elisa Lonati, per intuito e intelligenza, si fida di Sergio e l’aiuta, nonostante lo conosca da poco e lo incontri nuovamente in condizioni difficili da comprendere, ferito e maleodorante, perché vittima di un’azione criminale.
L’autore è padrone del chiaroscuro stilistico che fa parte del canone poliziesco. Con pochi tratti, pochi dialoghi, senza rendere esplicito l’oggetto perverso dei loro incontri nella Villa dei coccodrilli, i pedofili risultano subito odiosi, appena aprono bocca; i poliziotti dell’operazione FOX si danno da fare con spirito di sacrificio e volontà (e che dispiacere per la morte di Antonio Virzì, agente della Polizia postale infiltrato, ma scoperto e ucciso!); i politici hanno spesso il linguaggio ambiguo e la doppiezza che li rende tanto impopolari … anche nella realtà …
Sergio ed Elisa, attratti l’uno dall’altro anche per l’onestà morale che li accomuna, non hanno dubbi nel voler incastrare i criminali, anche correndo notevoli rischi. I quali toccano il culmine nell’adrenalinico inseguimento in auto sui tornanti tra Valtellina e Valchiavenna. Certo, una Clio verde non è proprio l’auto di James Bond ma, physique du rôle a parte, la scena è davvero accattivante, ed è quella che porta verso un lieto fine “temperato”, cioè senza un’illusoria e inverosimile soluzione definitiva.
Tutta la vicenda, inoltre, è vivacizzata anche dalla descrizione dei luoghi, Milano e i suoi dintorni, dalla Brianza alle valli prealpine, questa mezza montagna amabilissima proprio per la sua dimensione sottotono. Questo panorama di monti manzoniani, allettante nella sua radicale diversità dalla Sicilia smagliante del commissario Montalbano, per esempio, cui accenno perché citato nell’elegante introduzione al romanzo di Giovanni Puglisi, già Magnifico Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM.
Maurizio Bruni si definisce un forte lettore di gialli e polizieschi (Scerbanenco, Asimov, Clancy) ma, chissà, a me questo libro ha ricordato Gadda (il Gadda lombardo, più di quello – poliziesco – del Pasticciaccio, ambientato a Roma), forse per certe atmosfere smorzate.
Il romanzo è dedicato a Maria Benigno, la signora Bruni, e alla sua associazione Bambini Ancora Onlus, e a tutte le persone impegnate nella tutela dei bambini.
Anche la limpida prosa del dottor Bruni, che risolve con equilibrio questo non facile argomento, può contribuire a non dimenticare.

Genere: noir
Trama: *** Stile: ***
Refusi trovati: nessuno

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