Ernest Tidyman, SHAFT – Un detective nero sulle strade di New York, BigSur

John Shaft è un detective privato, le cui principali caratteristiche sono quelle del titolo qui sopra. E questa è la prima avventura di sette che lo hanno per protagonista, uscite fra il 1970 e il 1975 negli Stati Uniti. L’autore (1928-1984) nel 1972 vinse l’Oscar per la sceneggiatura di Il braccio violento della legge, film mitico dalle atmosfere asciutte e dalla freddezza documentaristica assai godibile, come il veloce stile di questo romanzo (e anche del secondo capitolo della saga, letto di seguito, Shaft tra gli ebrei), diventato a sua volta un film.
Il ragazzotto ha la stazza di un gorilla, più o meno, ma questo, spesso e volentieri, non gli impedisce di prenderle di santa ragione dai gangster ai quali intralcia gli affari.
Ovviamente conduce una vita sgangherata, mangia disordinato, ha intense avventure con belle figliole più o meno innamorate di lui, un amico poliziotto, e altre conoscenze in molteplici strati della società.
In questo primo titolo, una sorta di Padrino rivela un cuore tenero nei confronti della figlia, fuggita di casa, vittima di eroina e di cattive compagnie (!), e Shaft ha l’incarico di riportarla all’ovile (a fronte di un sacco di bigliettoni verdi); ma il tentativo di liberarla, sottrarla al giro della droga, si complica per la sfortunata coincidenza con una spietata guerra razziale.
Il detective ha filo da torcere, e quando le cose stanno per mettersi bene c’è sempre qualche scazzottata, o peggio, in cui non figura proprio come un eroe; però ha un cervello che ragiona con finezza, e sa quando è in serio pericolo. È un saggio, in qualche modo, e per questo si salva.
In tutte queste pagine di azione trafelata, comunque, a volte il ritmo rallenta, non mancano pause poetiche e, più che in altri titoli, qui è la città di New York (le sue strade) a sostenere il ruolo di coro, solenne e consolante.
“Atterrò e schizzò via in un lampo. Adesso nessuno poteva più prenderlo. Nessuno poteva fargli del male. Era nel suo elemento. Quelle strade buie erano il suo mondo. Dallo stomaco un eccitante senso di potere gli si irradiava in tutto il corpo. (…) Avrebbero trovato il vicolo, l’androne, il nascondiglio, nel momento in cui ne avrebbero avuto bisogno. In una stanza di Harlem potevano restare intrappolati, ma per la strada no. Era quella la loro vera casa.”
(…)
“Camminava in fretta, e in pochi secondi a passo di marcia fu sull’Ottava Avenue. Girò trotterellando intorno all’edicola e attraversò l’Ottava in diagonale nel punto in cui la Dodicesima strada sbuca da Abingdon Square, un triangolino insignificante che nessuno ricorda e nessuno usa. Ormai correva quando svoltò in Bleeker Street, lasciando l’Ottava all’altezza di Bank Street, e si immerse nel ventre molle delle botteghe antiquarie del Village.
“Le piccole raccolte di cianfrusaglie e di polvere scintillavano sotto la fragile codardia delle luci notturne. Gli androni erano bui e taciturni, ancor più vuoti delle speranze che ci vivevano dietro.”
Corri, Shaft, corri.

Genere: poliziesco
Trama: *** Stile: ***
Refusi trovati: nessuno

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