Edgar Allan Poe, LE AVVENTURE DI GORDON PYM, Bur Rizzoli, 2009, 240 pagine.

Prima di Stevenson, prima di Melville, Conrad e Verne c’è Edgar Allan Poe. Prima dell’Isola del tesoro, di Moby Dick, di Tifone ci sono queste Avventure. Prima di Jim e di Ismaele c’è Gordon Pym (“Mi chiamo Arthur Gordon Pym” sono le prime parole del testo; alle quali poi rese omaggio il Melville di “Chiamatemi Ismaele”, incipit di Moby Dick.)
Pym è un ragazzo che, per sete d’avventura, sceglie di imbarcarsi clandestinamente con un amico a bordo di un veliero. Il suo navigare è un inesorabile precipitare verso la fine, il Polo sud, dove lo attendono bianchi vapori inspiegabili, come se la Terra fosse piatta, e da lì si facesse un salto nel vuoto dell’universo.
Poe scrisse questo capolavoro nel 1837, suggestionato dalle esplorazioni dell’Antartide che si andavano ripetendo, ancora senza successo. Di scoperta in scoperta, fra terre inesplorate, flora e fauna sconosciute, crudeli selvaggi, carneficine, tempeste, colpi di scena, la fine di Pym giunge brusca e inaspettata.
Questo è l’unico romanzo scritto dal grande narratore americano, celeberrimo per i suoi racconti neri. E forse la dimensione del racconto è presente anche in queste avventure, che si susseguono in capitoli, ognuno ben distinto dall’altro: il progetto di fuga, i giorni nascosti nella pancia della nave, al buio, la tempesta e la distruzione del veliero, l’isola dei feroci primitivi, la fine.
Prima di tutto questo, una fuga per mare con l’amico, intrisa di terrore; che però spinge Pym a scegliere comunque quella vita. Sembrano quasi un prologo le prime 12 pagine, dove già si stila, più in breve, tutta la trama a venire. Con la misura di un racconto, quindi, un incredibile condensato di violenza della natura, di angoscia e tenebre, che poi si diluisce e si fa romanzo nelle pagine seguenti.

Genere: narrativa
Trama: *****  Stile: *****
Refusi trovati: 5

Questa voce è stata pubblicata in Narrativa e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.