Luiz E. Soares, RIO DE JANEIRO – La furia e la danza, Feltrinelli, 230 pagine

Cose che bisogna sapere di Rio, e (per sommi capi) del Brasile, per farsi un’idea del contesto in cui si svolgono questi Giochi olimpici 2016. Per alcuni, una lettura necessaria che permette poi di godersi le gare senza eccessivi sensi di colpa.
D’altronde, la stessa cerimonia d’apertura, bellissima nella sua estrema semplicità, ha evocato problemi climatici, le favelas, le bande di strada, il parcour, e invocato una svolta green per il pianeta, la salvaguardia della foresta amazzonica, un freno al surriscaldamento.
Sui temi più politici, è un buon libro questo di Soares, scrittore e amministratore pubblico negli anni di Lula, conoscitore quindi dall’interno della corrotta burocrazia statale, militante della sinistra storica di quel Paese, osservatore di episodi cruenti negli anni della dittatura, testimone della vita nelle favelas, come delle rocambolesche fughe di boss grandi e piccoli del narcotraffico latino, da un continente all’altro.
Sulla stampa internazionale fanno notizia i soprusi della polizia Usa a danno dei neri, ma nelle strade di Rio – dove le forze dell’ordine e paramilitari girano con un kit per fabbricare prove false – è molto peggio. È normale routine trasformare vere e proprie esecuzioni da parte di poliziotti in suicidi che nessuno smonta. Le vittime, sempre poveri e spesso neri. Nel decennio 2003-2014 sono stati uccise 10.699 persone “in azioni di polizia nello stato di Rio de Janeiro. Il sistema giudiziario è impregnato di razzismo”.
La corruzione della macchina amministrativa, anche con ricatti, minacce di morte, attentati, è capillare. Ogni tentativo di riportare la legalità, rischioso per la propria incolumità. Le Ong ostacolate; in alcune situazioni i medici lavorano con il giubbotto antiproiettile.
Fra ricordi personali, familiari, e vicende politiche, questo saggio ha una sua completezza. Gli anni della dittatura, la fuga dalla metropoli con la famiglia, la prima volta al Maracanà, da bambino, le prigioni e le camere di tortura, la fine di molti, il coraggio o il riscatto di alcuni.
Una vera bolgia infernale, che fa a pugni con i paesaggi incantevoli, paradisiaci, mostrati per esempio durante le gare ciclistiche di questi giorni. E con la bellezza degli impianti, dove tutto, per ora, sembra funzionare bene (dopo che era stato preannunciato il fallimento).
Il Brasile, come è stato ricordato dai commentatori durante la cerimonia inaugurale, ha tali e tante risorse da poter superare qualunque crisi. I problemi, giganteschi, sono la politica corrotta, le crisi presidenziali (Lula, Rousseff), e forse le ingerenze Usa che hanno spesso condizionato in modo sotterraneo o traumatico i destini dell’America Latina.

Genere: saggio

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