Émile Zola, AL PARADISO DELLE SIGNORE, Bur-Rizzoli, 484 pagine.

Questo fluente romanzo mi ha incuriosita per via dello sceneggiato proposto di recente sul piccolo schermo (ne ho visto solo la prima puntata), libera riduzione di un testo di Zola (Au Bonheur des Dames, 1883).
ZolaLadiesDelightUn testo che fa parte dell’ampio ciclo (20 titoli!) I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero (1871-1893), cosa che rende difficile isolare una valutazione attendibile di questo solo scritto.
Tuttavia, senza farmi intimorire dalla impressionante quantità di opere (tra letteratura e giornalismo) pubblicate da Zola, mi sento di dare un giudizio non entusiastico, poiché l’ambizione di comporre un affresco sociale dell’epoca, attraverso un grande magazzino che – simbolo del mercantilismo che cresce – fagocita bottegucce, piccole aziende familiari, interi isolati di Parigi, è ridimensionata fin dalle prime pagine dalla banalità della storia sentimentale, quando subito si intuisce che Denise, la protagonista, grazie alla sua inattaccabile virtù, conquisterà il novello capitano d’industria Octave Mouret, a capo del grande magazzino, come nei romanzi popolari.
Di certo è il mio personale, soggettivo gusto letterario che mi rende difficile apprezzare il verismo di Zola, che si dispiega nelle insistite descrizioni merceologiche dei vari reparti (trine, merletti, pizzi, passamanerie, e via sciorinando, in un erudito elenco di sinonimi per pagine e pagine). Stessa minuziosa attenzione nelle dettagliate descrizioni della clientela, il nuovo che avanza di una borghesia avida, ignorante, invidiosa e già schiava dei consigli per gli acquisti, rappresentata soprattutto da matrone superficiali, sciocche e venali, proposte con una certa dose di misoginia, forse. All’opposto, sta in scena una piccola schiera di bottegai arroccati nel passato, a cominciare dallo zio di Denise, Baudu, tutti destinati a scomparire travolti dal progresso, vittime di malattie, delusioni amorose, fallimenti economici. E nel mezzo un gran numero di frivole commesse, severi aristocratici, giovani fannulloni, parenti e amanti di vario genere, che certamente ampliano il corale affresco di una società in rapida trasformazione.
Tutto questo si fa leggere con scorrevolezza, ma personaggi, contesto e situazioni sono un po’ di maniera. Sì, Denise ricorda la Pamela del Richardson, come qualcuno ha notato, ma spogliata dell’inarrivabile humour e, soprattutto, dell’autocoscienza che lo scrittore inglese concede alla sua brillante eroina. Inoltre la Parigi di Zola è descritta da un naturalismo di debole intensità.  Bassifondi e miserabili non hanno la forza e il realismo, per esempio, della commovente Londra di Dickens. Il soggetto di Zola è un luogo-emblema dei rivolgimenti sociali in una nascente metropoli. Ma non c’è potenza in questo edulcorato romanzo che si affida soprattutto alla quantità.

Genere: romanzo
Trama: **  Stile: ***
Refusi trovati: –

 

Questa voce è stata pubblicata in Romanzo e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.