Leonardo Lucarelli, CARNE TRITA-L’educazione di un cuoco, Garzanti, 280 pagine

s-l225Questo novello giovane Holden, outsider che entra a gamba tesa e senza soggezione fra le novità editoriali italiane, e apparecchia fra l’altro uno spaccato non molto edificante del nostro paese, è nato in India nel 1977.
Figlio di amati e coerenti genitori fricchettoni, prima di scrivere questo libro, assai spiazzante, ha vissuto in miracoloso equilibrio fra senso del dovere (diploma in Restauro e Conservazione dei Beni culturali in Umbria, laurea in Antropologia a Roma) e randagia voglia di libertà, sfogata ogni tanto su una moto in giro per il mondo; fra l’instabilità di un lavoro precario in cucina e, più tardi, l’impegno sentimentale e di padre.
Poi è arrivata la scrittura, la sua autobiografia, dedicata soprattutto alle esperienze fatte ai fornelli, ma con una forza e una sincerità tali da rigenerare completamente l’abusato filone “cuochi e fiamme” e il suo invadente immaginario.
Né opera di denuncia, né romanzo-verità, la storia dell’apprendista chef ha l’energia dei vent’anni, e poi dei trenta; e pur essendo la cronaca di un percorso di crescita precario e senza stelle, onesto e umile, risulta un vero romanzo di formazione dissacrante e tenace, ironico e prepotente.
Lucarelli racconta in modo diretto le numerose esperienze di lavoro sue e altrui, a volte scorrette, scorrettissime, e faticose, incasinate, fallimentari, frustranti, soprattutto sempre pagate in nero. Come quelle degli sguatteri, i lavapiatti rigorosamente stranieri che ha incontrato nelle più sgarrupate cucine e con cui spesso ha legato; dei colleghi più o meno convinti, più o meno sinceri, più o meno amici; dei proprietari e direttori e superiori con cui ha dovuto fare i conti, una varia umanità di presuntuosi, di quasi falliti, incapaci o semplicemente fuori posto, con qualche eccezione.
Ma il ragazzo che si allaccia un grembiule per passione, e anche per guadagnare e mantenersi agli studi, sa valutare le persone e soprattutto se stesso. Riconosce gli errori commessi, sa incassare e migliorare il proprio carattere come i piatti che prepara.
Con lui si entra nella cruda verità del lavoro notturno dietro le porte dei locali più ovattati, che si conclude con una bevuta, una ragazza, uno spinello, o altro, dopo aver rassettato il caos di una serata gestita da personale a volte improvvisato, a volte instabile, con dipendenze e problemi di vario tipo.
Tra licenziamenti, dimissioni spontanee, fughe repentine, l’irrequietezza giovanile diventa maturità. Lievita così una storia personale originalissima e piena di sapore, solida e autentica. Ne esce un libro da applauso, a ribaltare tanti luoghi comuni sul business del cibo. E per il quale anche andare al ristorante non sarà più come prima.

Genere: autobiografia
Trama: **** Stile: ***
Refusi trovati: uno

 

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