Aldous Huxley, IL MONDO NUOVO, Mondadori, 282 pagine.

Unknown-1Brave New World (titolo originale), uscito nel 1932, è un fondamentale romanzo di fantascienza di genere cosiddetto distopico: un’utopia di segno negativo, di quelle che si spera non si avverino mai.
Un’infinità di titoli analoghi hanno fatto seguito a questo aspro racconto, scritto con stile volutamente arido: il capostipite del genere e un libro importante, per le intuizioni relative a un mondo autoritario dominato dalle manipolazioni genetiche e dalle droghe; un libro che resta impresso, che ha fatto strada a trame successive sempre più fantasiose riguardo a situazioni alienanti (ho trovato veramente agghiacciante – e bellissimo – Never let me go, Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro, 2005, da cui è stato tratto un film), e ad altri capolavori come Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
UnknownNel Mondo Nuovo si descrive una società futura (anno 2540 circa) i cui punti fermi e i valori sono la procreazione in provetta, la promiscuità sessuale spogliata di ogni sentimento, la condanna dell’individualismo e della solitudine, ma anche la negazione della famiglia.
E si tratta ovviamente di una società rigidamente gerarchica e totalitaria, con controllori che appartengono alla privilegiata razza alfa, e una scala sociale suddivisa in individui beta, gamma, etc. Inoltre si adora il Fordismo, culto imposto che deifica le macchine, ma senza dimenticare reminiscenze comuniste, che traspaiono nei nomi dei protagonisti: Lenina Crowe e Bernardo Marx.
Indubbiamente la trama del libro è un po’ faticosa, per la necessità di far agire i personaggi, al tempo stesso inventando e descrivendo la realtà spaesata in cui si muovono. Un mondo spettrale e rigidamente sorvegliato, dove però una lontana area è destinata a riserva, visitabile per scopi turistici, in cui una parte di popolazione non manipolata (a sufficienza) viene esposta come una razza imperfetta, superata e in estinzione.
Aldous Huxley smoking, circa 1946Huxley tuttavia non nega qualche genere di conforto spirituale al lettore, e crea un Selvaggio che legge Shakespeare (autore dalla cui Tempesta – la nota esclamazione di Miranda – è tratto il titolo del libro). John, un maschio beta, si immerge nei versi di Romeo e Giulietta, Troilo e Cressida, Otello, Re Lear, Macbeth, e  Amleto naturalmente. E quest’ultimo personaggio, vero mito da cui discende tutta la cultura occidentale moderna (Harold Bloom, Shakespeare, Rizzoli), rende davvero straziante la lettura della grottesca prigione mentale in cui ai personaggi di Huxley è concesso muoversi.
Più grottesco che mai è il finale, al punto da togliere pathos alla scelta estrema compiuta da John. Ma c’è da apprezzare la coerenza dell’autore, pioniere di un genere letterario fortunato, che – con l’eccezione già sottolineata di Shakespeare – non addolcisce mai contenuto e stile nel descrivere questa terra desolata.

Genere: romanzo/fantascienza
Trama: *** Stile: ***

Refusi trovati: nessuno

 

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