Antonio Moresco, LETTERE A NESSUNO, Bollati Boringhieri, 1997, Einaudi, 2008.

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Antonio Moresco, a sinistra. Milano, 2015.

Di questo saggio/diario ormai celebre ho riletto la prima edizione, Bollati Boringhieri, del 1997, quindi priva della fluviale seconda parte, aggiunta da Moresco dopo la pubblicazione degli Esordi (editi da Feltrinelli nel 1998). La versione ampliata e definitiva delle Lettere uscì per Einaudi solo nel 2008; mentre nel 2011 fu Mondadori a pubblicare la revisione accresciuta degli Esordi. Percorso travagliato, quindi, come tutta la carriera di questo autore, che ha trasmigrato per quattro case editrici (anzi di più, se si considerano altri suoi titoli), ed è giunto al riconoscimento del mondo culturale dopo decenni di rifiuti.
Nel caso di queste Lettere non è mia intenzione proporre una vera e propria recensione (nel caso, dovrei leggere la stesura completa), perché l’obiettivo è arrivare in fondo alla trilogia L’increato, di cui è appena uscito l’ultimo atto, Gli Increati (Mondadori 2015).
Basti ricordare che queste missive (mai spedite, pare) – indirizzate a vari personaggi della cultura italiana – raccontano i tentativi di sottoporre le 800 cartelle degli Esordi a scrittori, editori, critici, e l’accidentata marcia di avvicinamento di Moresco alla consacrazione letteraria (con l’uscita degli Esordi, appunto). Alcune sue cose erano già state prese in considerazione e pubblicate: Clandestinità e La Cipolla, ma si trattava di lavori molto più brevi. Erano anche le dimensioni degli Esordi a spaventare gli addetti ai lavori (ma anche il suo contenuto e la sua forma, come vedremo).

La prima edizione, Bollati Boringhieri

La prima edizione, Bollati Boringhieri

Le Lettere – un resoconto del decennio dal 1981 al ’91 – alternano le quasi disperate richieste di attenzione dell’autore a stralci di riflessioni culturali, politiche, spirituali, e sono soprattutto, nei passi più lunghi, il crudo racconto di pezzi di vita, note biografiche sparse, non in ordine cronologico, da cui si ricostruisce una trama personale assai sofferta, la famiglia, la terra, la folgorazione politica, il viaggio a Cuba.
Nella sua dimensione artistica ancora pre-aurorale, che rivela sottotraccia tenacia e disperazione, è questo il vero, nebuloso inizio della trilogia (o, meglio, forse, tetralogia), anche dal punto di vista stilistico. Sebbene – ripeto – io abbia letto solo il primo embrione delle Lettere, libro comunque interessantissimo. (1-continua)

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