Maurizio Bruni, Francesco Carelli, C’ERA UNA VOLTA … IL MEDICO DI FAMIGLIA, stampato in proprio, 2013, 172 pagine.

I più odiosi uccellacci del malaugurio sostengono che la nostra povera Italia è già fallita; ma che non lo si può dire per evitare catastrofi economiche planetarie. Anche lo stillicidio di notizie negative dà forza a queste voci. Dalle risse politiche alla svendita di aziende o pezzi di territorio (vedi l’isoletta di Budelli e la sua spiaggia rosa, bene unico al mondo), alle pseudo-riforme che propongono un martellante grammelot di sigle. La sonnolenta rassegnazione che di questi tempi prevale quasi ovunque ha un sussulto indignato solo quando si tocca il tema più delicato di tutti: la salute.

Vittima la figura del medico di base, carissima a ogni paziente, e “distrutta inutilmente”, come sostiene uno degli autori, il medico di famiglia Maurizio Bruni, in questo encomiabile libro bianco sulla Medicina italiana, arricchito da confronti con la Medicina di Famiglia all’estero, di cui è esperto Francesco Carelli. Testo più unico che raro impreziosito da un’introduzione di Roberto Vecchioni, professore e cantautore, che sintetizza con bellissime parole il nocciolo del problema. Perché la spersonalizzazione della figura del medico coincide con quella del paziente. Il medico di medicina generale, con gradimento pubblico fra il 70 e l’80%, deve invece restare, come gli autori propongono, al centro di un nuovo progetto ospedaliero. Vecchioni quindi conclude così: “Bruni e Carelli, attenti nelle diagnosi e nelle possibilità di cura, hanno saputo spiegarmi che tutto ciò risulta inutile se prima non viene la dignità del malato”.
Ecco che gli autori perciò lanciano l’idea di una vera e propria “controriforma” sanitaria, qui descritta con convinzione, che oppone allo smantellamento strisciante dell’attuale assetto – in nome della pura redditività economica, sempre e comunque – una più articolata e organizzata interazione fra medico di famiglia e struttura ospedaliera. Insomma, è giusto combattere sprechi e razionalizzare, è certo necessario aggiornare molte norme (il nostro SSN risale al 1980), ma tenendo presente che – tanto per cambiare – non ha senso limitarsi ai soliti tagli.
Infatti la Medicina di Famiglia italiana si allontana sempre di più dall’Europa; “non ci consola che l’investimento statale nella Sanità pubblica sia simile a quello dell’Estonia, ci fa raccapriccio che Francia e Germania investano un buon 25% più dello Stato Italiano, il quale sta buttando via, insieme con pochissima acqua sporca, anche ciò che di buono ancora esiste: appunto il Medico di Famiglia”. Assurda quindi la scissione sempre più accentuata e – aggiungerei io – l’incomunicabilità, a volte, fra medico ospedaliero e medico sul territorio: ogni potenziale paziente può facilmente figurarsi chi ci andrebbe di mezzo.
I due ambiti, quindi, devono integrarsi di più, come auspicato da questo lavoro; le cui analisi e proposte sono state dedicate alla memoria di Claudio Carosino, 59 anni, medico di famiglia ucciso da un paziente di 78 anni, depresso, che era andato a visitare al suo domicilio di Roncole Verdi (Parma), una domenica di ottobre del 2010.
Il libro di Bruni e Carelli, stampato in proprio, è in vendita a 8 euro. Parte del ricavato andrà in beneficenza, all’associazione Bambini Ancora ONLUS, per la costruzione di un ospedale in Perù.
Informazioni e copie, scrivendo a: brunimaurizio@hotmail.com, francesco.carelli@alice.it.

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