Michele Mezza, AVEVAMO LA LUNA – L’Italia del miracolo sfiorato, vista cinquant’anni dopo, Donzelli editore, 350 pagine.

In questi mesi di crisi nazionale e internazionale, economica, finanziaria, sociale e politica, la saggistica sforna analisi e previsioni a getto continuo. Ma il titolo di Michele Mezza si distingue subito per l’originalità dell’approccio e il carattere multimediale del volume, cosparso dagli ormai noti codici qr, che rimandano a più di cento link, e collegato a un sito, www.avevamolaluna.it, con forum, in cui già la dettagliata cronologia degli anni presi in esame (1960-1964) merita un encomio.
Ciò che si legge su carta è comunque di per sé denso a sufficienza. E abbastanza mortificante per chi ci tiene all’Italia.
La tesi: nei primi anni Sessanta – 40 mesi, quelli presi in esame – il miracolo economico è stato di tale eccellenza da non essere compreso e da spaventare la classe dirigente nazionale e internazionale. Fu un cronotopo, cioè un momento (magico) in cui molte forze marciavano nella stessa direzione. Per l’autore, proprio in quegli anni è nato il vero bipartitismo italiano. Da un lato gli innovatori come Adriano Olivetti, Enrico Mattei, o Fiorentino Sullo da Avellino, autore nel 1963 di una riforma urbanistica illuminata per cui fu osteggiato e politicamente stritolato. Dall’altra parte i conservatori, a proteggere privilegi e rendite di posizione.
Il testo esamina quattro temi – l’economia, la sinistra, il governo, i cattolici – che approfondisce con alcune interviste molto interessanti: da monsignor Luigi Bettazzi a Claudio Martelli. Giuseppe De Rita, presidente del Censis, parla dell’Italia come di un Paese eterodiretto, controllato da chi aveva vinto la guerra: gli Usa, con la Cia, in testa. Per questo, e con la complicità delle forze conservatrici interne, il 31 agosto 1964 l’Olivetti venne ceduta alla General Electric, con il parere favorevole dell’uomo Fiat Vittorio Valletta e di Eugenio Scalfari. L’Olivetti che, all’epoca, era la prima azienda al mondo per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Aveva inventato il prototipo del pc con la Programma 101, progetto di due giovani neppure ventenni, Giovanni De Sandre e Gastone Garzera che erano riusciti a ridurre di 150 volte le dimensioni di un calcolatore, portando sulle scrivanie un elegantissimo oggetto. 
Nello sfascio, nella miopia, nella coazione a distruggere sistematicamente le nostre potenzialità, nonostante le molte intuizioni di allora, sta la drammatica condanna al declino del nostro Paese. Ma ciò che viene in mente, a lettura conclusa, è che quel momento felice per molti versi si è ripetuto e si ripete ancora. Il popolo delle partite Iva, per esempio, avrebbe già la flessibilità necessaria per lavorare con successo allo sviluppo creativo delle nuove tecnologie, se solo questo fosse guidato dalla politica e se ci si credesse. Siamo, oggi, i primi in Europa come indotto potenziale sul Pil delle nuove forme di imprenditoria a rete, secondo lo studio del prestigioso Boston Consulting Group, aggiornato alla primavera del 2012. E i nostri giovani, seppure privi di mezzi, sfornano app, ancora con primato europeo, richieste ovunque. Invece, c’è voluto un terremoto per scoprire la nostra eccellenza nei prodotti biomedicali, che escono dalle aziende emiliane intorno a Mirandola. Occorre lo scandalo Ilva per conoscere il mercato internazionale delle nostre acciaierie.
L’autore in alcuni casi torna più volte, nei diversi capitoli, sugli stessi concetti, quasi fosse lui per primo incredulo di fronte a tanto, reiterato scempio di talenti.

Genere: saggio
Voto: ****
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