Hans Fallada, NEL MIO PAESE STRANIERO, Sellerio editore Palermo, 2012, 358 pagine.

Non so se è un comune sentire quello che mi spinge a leggere romanzi e saggi sulla Germania, sugli anni del Nazismo, su Berlino, ora che questa Nazione – ago della bilancia europea – va conosciuta meglio. Nel blog VLTB si può venire a sapere “come sono arrivata a leggere Hans Fallada”. Qui, la recensione del suo diario dal carcere pubblicato di recente.
Questo autore dalla scrittura senza pretese, pulita, colloquiale, semplice (anche nei suoi celebri romanzi E adesso pover’uomo e Ognuno muore solo) restituisce il dramma di una vita durante l’ascesa di Hitler e la guerra. Scritto in carcere nel 1944 (in un manicomio, o prigione per criminali infermi di mente, dopo che, alcolista e tossicomane, aveva minacciato di morte l’ex moglie), il diario è compilato da Fallada con una specie di crittografia, sui 92 fogli protocollo (per 184 facciate) che gli furono concessi. Egli riempì ogni pagina, poi capovolgendo i fogli e scrivendo tra le righe precedenti, e così via più volte, fino a dover adottare una calligrafia tanto minuta da potersi leggere solo con la lente d’ingrandimento.
Grazie a un giorno di permesso, riuscì infine a portare fuori dal carcere il manoscritto.
Ecco quindi la relazione sulla miserrima vita dei tedeschi qualunque ai tempi di  Hitler; un freddo e lucido resoconto del tirare a campare negli anni dal 1933 al 1939.
Scrittore già di enorme successo, anche all’estero, Fallada è oggetto di qualche riguardo da parte degli aguzzini al potere: cosa che vive con sensi di colpa, sebbene senza motivo: infatti rifiutò ogni offerta di asilo politico all’estero. Con la carriera distrutta, rimase “nel suo paese straniero” a condividere persecuzioni, angherie, terrore, con la famiglia, gli amici, i suoi connazionali.
Incredibile a dirsi, questo testo fondamentale è rimasto a lungo inedito. In Germania è uscito solo nel 2009. Ciò che ha forse causato tale silenziosa censura è la chiara realtà di una Resistenza tedesca al nazismo molto più diffusa di quanto si pensi: censurata, e auto censurata, perché evidentemente considerata insignificante rispetto alle mostruosità perpetrate dal regime. Tuttavia, proprio la crudeltà del Nazismo fa di ogni resistente un eroe.
Fallada è un autore fondamentale perché nei suoi libri, di disarmante semplicità, racconta i mille modi di vivere e sopravvivere, i modi che ha l’animo umano per difendersi, per organizzare un’autodifesa dal male assoluto.
Beniamino Placido, a proposito di E adesso pover’uomo, best seller uscito nel 1932, fa discendere l’avvento del Nazismo dalla pesantissima crisi economica che aveva messo in ginocchio la Germania. Ma meglio, come racconta proprio Fallada nel commovente finale di questo grande, umile libro, lo si può far dipendere dalle mortificazioni continue, subite dai piccoli uomini comuni, a causa della povertà assoluta in cui precipitavano: disoccupati, affamati, vestiti di stracci, inoltre trattati come cani, senza più dignità.
E, prima di recensire il suo diario, ho voluto leggere anche Ognuno muore solo, scritto da Fallada nel 1946, in 24 giorni, sulla base di un fascicolo della Gestapo,  dedicato alla vicenda reale dei coniugi Otto ed Elise Hampel. Costoro, nazisti, dopo la morte di un parente in guerra aprono gli occhi sul regime e decidono di scrivere ingenue cartoline contro la dittatura, che abbandonano di nascosto in vari condomini di Berlino. Dopo due anni di ricerche, vengono scoperti, arrestati e decapitati. Fallada, romanzando questi fatti, poco prima di morire, firma il suo capolavoro. Libro terribile e imprescindibile, va riscoperto (è edito sempre da Sellerio), raccontato nelle scuole (la sua lettura integrale è impegnativa perché sfiora le 700 pagine), consigliato. Fallada, letto il fascicolo della polizia, appuntò: “Io, l’autore di un romanzo ancora da scrivere, spero che la loro lotta, le loro sofferenze, la loro morte non siano state del tutto inutili”.

Genere: autobiografia
Trama: **** Stile: ****
Refusi trovati: nove

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